lunedì 14 settembre 2009

COMUNICATO STAMPA: REPLICA ALLE DICHIARAZIONI DELL'ASSESSORE FRATTARI SUL PIANO URBANO DEL TRAFFICO


Roseto degli Abruzzi,lì 12/09/09

Alla c.a. organi di informazione

OGGETTO: COMUNICATO STAMPA

Con gentile richiesta di pubblicazione

Con la pubblicazione sui giornali delle dichiarazioni dell’assessore Frattari in merito all’approvazione del Piano traffico, l’associazione Nuova Roseto e Azione Giovani-Giovane Italia intendono precisare alcuni aspetti della questione.
“Abbiamo appreso a mezzo stampa, tramite alcune dichiarazioni dell’assessore Frattari” interviene Paolo Antonelli di Nuova Roseto “che è intenzione dell’amministrazione Di Bonaventura portare a breve in consiglio comunale la discussione del Piano Urbano del traffico per concludere l’iter necessario all’approvazione definitiva dello stesso. Innanzitutto ribadiamo quanto già denunciato in passato, cioè la gravità dell’enorme ritardo con cui viene concluso l’iter di approvazione: ben 11 anni sono trascorsi da quando nel 1998 l’allora Giunta Crisci dava incarico alla ditta Sintagma di Perugia di redigere il piano. Un ritardo eccessivo che ha fortemente penalizzato la nostra città che nel frattempo ha avuto uno sviluppo progressivo senza però che questo sia stato affiancato dai necessari interventi nel settore viabilità per eliminare i problemi di traffico, carenza nei parcheggi,ecc…”
“L’assessore Frattari ha annunciato che presto sette rotatorie sostituiranno i semafori sulla S.S. 16 per favorire uno scorrimento più fluido del traffico veicolare” prosegue Fabrizio Fornaciari, Presidente Azione Giovani – Giovane Italia. “Anche qui registriamo l’ennesimo ritardo visto che i lavori dovevano cominciare nel terzo quadrimestre del 2009 (luglio – settembre) e ad oggi tutto è fermo, quindi l’amministrazione, con le dichiarazioni dei suoi esponenti, è in ritardo persino rispetto alle scadenze degli interventi dalla stessa programmati. Tutto ciò la dice lunga su quanto tempo ancora i rosetani dovranno attendere per vedere realizzate le rotatorie. Per quanto riguarda la pedecollinare per ora non è programmata alcuna spesa per la sua realizzazione”.
“Inoltre nel piano sono state individuate alcune zone di proprietà privata che dovrebbero essere destinate a parcheggio: non è spiegato in nessun modo se, come e quando l’amministrazione comunale ha rilevato quelle aree dai privati”dichiara Raffaele Di Bonaventura, Presidente di Nuova Roseto.
“Infine” conclude Di Bonaventura “auspichiamo che vengano accolte le proposte nelle osservazioni che vari cittadini, tra cui anche la nostra associazione, hanno presentato per far sì che un importante strumento come il Piano urbano del traffico favorisca una reale razionalizzazione della viabilità cittadina e non rappresenti invece l’ennesimo atto d’imperio della maggioranza in consiglio comunale”.
Con la presente si porgono distinti saluti.

Ufficio stampa
Associazione Nuova Roseto

Ufficio stampa
Azione Giovani-Giovane Italia Roseto
Visualizza le nostre iniziative sul Piano Urbano del Traffico:

giovedì 10 settembre 2009

BERLUSCONI AD ATREJU


Silvio prova a ricucire
“Il PdL è un partito di massa. Ci possono essere idee diverse”.

Fonte: iltempo.it


Un tempo si amavano. Condividevano il sogno di una grande federazione del centrodestra. Salivano sul palco assieme, infervoravano la folla. Oggi no. Qualcosa è cambiato. Sembra proprio che tra i due giorno dopo giorno si stia formando un sempre più spesso strato di brina. Quella che di solito imbianca le campagne del Nord e che sparisce al primo raggio di sole. Ma questa volta il sole non riesce a scioglierla prima che se ne depositi ancora. Da una parte c'è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dall'altra l'ex leader di An e presidente della Camera, Gianfranco Fini che ormai sembrano viaggiare su binari paralleli. Il primo sostiene che nel Pdl va tutto bene, l'altro che non è niente vero. Il primo cerca definisce Bossi il miglior alleato di sempre, il secondo fa di tutto per arginare la forza dirompente del partito nordista. L'ultimo capitolo di questo rimpallo di dichiarazioni si è consumato nella serata di ieri. Il premier era stato invitato ad Atreju, la festa dei giovani del Pdl. La prima da quando An ha formalmente chiuso le serrande e la prima alla quale proprio il primo inquilino di Montecitorio ha annunciato di non partecipare. Camminando tra i giovani si capisce che il clima è diverso. Qualcuno parla di «tradimento». Eppure Berlusconi cerca per la seconda volta di smussare gli spigoli. Concede un'altra possibilità a Gianfranco. Punta tutto su un fraintendimento: «Ha interpretato in modo diverso dalla realtà una mia dichiarazione di ieri». Ma Fini non ci sta e per la seconda volta ribadisce: «Per quanto l'ottimismo di Berlusconi sia proverbiale, definire "fraintendimento" le tante valutazioni di carattere politico su cui nel Pdl è necessario discutere, è non soltanto riduttivo ma soprattutto rischia di non contribuire a risolvere i problemi». Una nota del portavoce del presidente della Camera che il presidente del consiglio deve aver ricevuto mentre era comodamente seduto affianco al ministro della Gioventù e presidente del movimento giovanile del Pdl Giovane Italia, Giorgia Meloni. Per la seconda volta tutto da rifare e così non resta al premier che cambiare strategia. Ma dalle sue parole si capisce che l'argomento ormai lo sta infastidendo. «Rispetto le posizioni espresse in questi giorni da Gianfranco Fini - ribadisce il premier -. Il fatto che Fini e altri abbiano delle posizioni diverse su alcuni temi non significa che sulle cose importanti non ci sia nel Pdl piena sintonia». Insomma, ancora scintille tra i due, ma questa volta sembra che Silvio non abbia più voglia di rincorrerlo. Vuole godersi, tra i giovani e anche tanti altri che giovani ormai non erano più, il suo nuovo record. La sua «longevità» da presidente del Consiglio e spiega: «Martedì è stato il momento del sorpasso di Silvio Berlusconi su Alcide De Gasperi. Meno male che hanno detto che ero malato, pensa se non lo ero...». Silvio torna ad essere il mattatore, racconta le barzellette in un napoletano milanesizzato, elenca i successi di questa prima parte della legislatura dai rifiuti al terremoto («il 15 settembre avrò l'onore di consegnare le prime case») alle misure di contrasto alla crisi. Poi passa alle polemiche con la stampa e aggiunge: «Io non ho paura. Si viola la privacy delle persone». Ma le battute di Fini lo tormentano ancora tanto che con vuole salutare i suoi supporter con un'ultima rassicurazione: «Il Pdl è un movimento liberale di massa. Non siamo una caserma ma esattamente il contrario. Tutti hanno la libertà di esprimersi», a partire dai temi etici». Fare buon viso a cattivo gioco si sa è una cosa che a Berlusconi riesce facile, cosa che invece non riescono a fare i giovani che nelle retrovie commentano: «Non è possibile. Guardiamoci attorno e facciamo un rapido conto. Quale sarà l'età media di queste persone. Gli anni scorsi, le feste di Atreju, erano veramente dei giovani. Oggi ci sono troppi capelli bianchi. Anche Silvio è cambiato. L'anno scorso venne in maniche di camicia, oggi è tutto impettito e per più ha trasformato quella che doveva essere un'intervista in un'ora di lunghissimo monologo. Qui funziona diversamente. Vogliamo il confronto. L'unica grande soddisfazione è Federica Pellegrini, seduta là in prima fila. Almeno lì la gioventù c'è.

mercoledì 2 settembre 2009

Atreju 2009 di Giorgia Meloni

. Atreju 2009

fonte: atreju.tv
Ci siamo! Dal 9 al 13 settembre p.v. si svolgerà a Roma l’undicesima edizione di Atreju, prima Festa Nazionale della Giovane Italia, il movimento giovanile ufficiale del Popolo della Libertà.

Come negli anni scorsi, la manifestazione è ricavata all’interno del Parco del Celio, talmente a ridosso del Colosseo che in alcuni punti sembra quasi di poterlo accarezzare ed è suddivisa in zone diverse destinate ad ospitare i dibattiti, gli spettacoli serali, i ristoranti, gli stand culturali, politici e sociali, la piscina. L’intera area occupa quest’anno più di 7000 metri quadri.

Scegliemmo il piccolo eroe de "La Storia Infinita" per incarnare l’esempio di un ragazzo impegnato in uno scontro quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che corrode la fantasia delle giovani generazioni, ne consuma le energie, le svuota di valori ed ideali, sino ad appiattirne le esistenze...

Credo di poter dire che la manifestazione, nata nell’alveo della tradizione della destra giovanile italiana, si è saputa conquistare negli anni un’attenzione ed una simpatia pubblica tali da travalicare i propri confini anagrafici e politici. Il segreto del suo successo sta forse proprio qui. Atreju è un grande meeting generazionale che cerca di anticipare e raccontare idee, programmi, mode e suggestioni. Al suo interno non hanno mai campeggiato simboli di partito, né tanto meno discriminazioni o preclusioni di sorta. Insomma, come recitava uno slogan ben riuscito: una manifestazione di parte, non di partito.

Eppure, questa edizione di Atreju assumerà connotati particolarmente significativi perché destinata a svolgersi all’indomani della nascita del Popolo della Libertà e celebrando, di fatto, la nascita del più importante movimento politico giovanile d’Italia.

Per questo, tra i ragazzi e le ragazze che provengono dall’esperienza di Azione Giovani, di Forza Italia Giovani e delle altre associazioni giovanili che hanno aderito al nostro movimento fervono i preparativi, si condividono gli aspetti organizzativi e l’emozione di incontrarsi di qui a breve.

“Oltre ogni muro” è il titolo che abbiamo scelto per l’edizione 2009 di Atreju. Per celebrare il ventennale della caduta del Muro di Berlino e per indire una stagione di impegno civile all’insegna delle riforme e della libertà.

Come già anticipato nella conferenza stampa di presentazione di Giovane Italia, Mercoledì 9 settembre alle ore 18 e 30, ad aprire ufficialmente Atreju 2009 sarà il capo del governo italiano, oltre che presidente del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi. Salirà sul palco e nel consueto dibattito senza reti si confronterà per la prima volta ufficialmente con la Giovane Italia. Dunque, un appuntamento a suo modo storico, al quale sono certa che parteciperete in tanti, magari anticipando di qualche ora il vostro arrivo a Roma.

D’altra parte, il programma degli eventi di Atreju 2009 è persino più ricco del solito. Come sempre scopriremo tutte le nostre carte soltanto ad una decina di giorni dall’inizio. Per il momento, dovrete accontentarvi delle uniche due notizie già trapelate sulla stampa nazionale. Il dibattito di venerdì sera “Generazione Libertà. Sogni, paure e speranze vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino”.

Al quale parteciperanno: Ignazio La Russa, Massimo D’Alema, Bruno Vespa e Riccardo Barenghi. Ed il concerto degli Zero Assoluto previsto per venerdì notte.

Ma se posso permettermi un consiglio, in attesa di conoscere il programma completo, affrettatevi a contattare i numeri utili dell’organizzazione per prenotare il vostro soggiorno ad Atreju. Chi tardi arriva…

Per chi viene da fuori Roma sarà previsto un voucher comprendente:
Pernottamento in bungalow;
Bus navetta per i collegamenti tra Atreju ed il campeggio;
Pranzo;
Ingresso in piscina la mattina;

Per prenotazioni 06-92014404 chiedere di Chiara o Monia dalle 9 alle 13 dalle 16 alle 20
Per informazioni telefonare al numero 06-68817282 o 3332679028 o scrivere a

In alto i cuori! E a presto…
Giorgia Meloni

martedì 1 settembre 2009

ATREJU 2009 09-13 Settembre a Roma.Ecco il programma



Programma
mercoledì 09 settembre 2009

ore 17:00
Inaugurazione di Atreju 2009
Partecipano: Denis Verdini, coordinatore nazionale Pdl,
Daniele Capezzone, portavoce Pdl, Laura Marsilio, assessore scuola e politiche giovanili del Comune di Roma.
ore 18:30
L’attimo fuggente
Idee, suggestioni e concretezza: la politica per lasciare il segno
SILVIO BERLUSCONI a confronto con la Giovane Italia
Modera: Giorgia Meloni, ministro della Gioventù.
ore 20.30
Premio Atreju 2009
ore 21.30
Concerto
LUNATRASH

giovedì 10 settembre 2009
ore 11.00
La classe non è acqua
Gare, sfide, tornei, piscina

ore 15.00
Caffè Novecento
Presentazione del libro “Il Rugby, una partita nella vita” di AAvv

ore 16.00
La ricerca della felicità
La sfida dei giovani italiani nell’epoca della paura

Si confrontano: Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e delle politiche sociali,
Pierluigi Bersani, parlamentare, Alessandro Rimassa, autore del libro “Generazione Mille euro”,
Francesco Delzìo, autore del libro “Generazione Tuareg”
ore 17.30
Viaggio al centro della Terra
Alla ricerca di un nuovo manifesto ambientalista.

Si confrontano: Mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste,
Roberto Menia, sottosegretario all’Ambiente, Fabio Rampelli, parlamentare,
Benedetto della Vedova, parlamentare, Fulco Pratesi, fondatore di WWF Italia
ore 19.00
Evita
Una storia di popolo e politica.

Partecipano: Giulio Andreotti, senatore a vita,
Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, Carola Vai, scrittrice
ore 20:30
Premio Atreju 2009
ore 21.30
Concerto
LOST





venerdì 11 settembre 2009
ore 11.00

La classe non è acqua
Gare, sfide, tornei, piscina

ore 15.00
Caffè Novecento
Presentazione libro

ore 16:00
La storia infinita
Idee, proposte e ragioni per celebrare il 150esimo dell’Unità d’Italia.

Si confrontano: Gaetano Quagliariello, vicepresidente gruppo Pdl Senato,
Luciano Violante, ex presidente Camera, Alessandro Campi, politologo e scrittore,
Walter Barberis, docente universitario
ore 17:30
Ritorno al futuro
L’epoca di internet, tra informazione, economia e libertà.

Si confrontano: Italo Bocchino, vicepresidente gruppo Pdl Camera,
Claudio Velardi, fondatore di "RETI", Luigi Crespi, sondaggista e massmediologo,
Andrea Mancia, fondatore Tocqueville, Roberto D’Agostino, fondatore Dagospia,
Diego Bianchi, detto Zoro, opinionista televisivo
ore 19:00
Le ali della libertà
1989 – 2009. Il coraggio e la speranza vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino.
Si confrontano: Ignazio La Russa, coordinatore nazionale Pdl e ministro della Difesa, Massimo D’Alema, parlamentare e presidente fondazione Italianieuropei,
Bruno Vespa, giornalista e scrittore, Riccardo Barenghi, giornalista e scrittore
ore 20.30
Premio Atreju 2009
ore 21.30
Concerto
ZERO ASSOLUTO





sabato 12 settembre 2009
ore 10:30
La Giovane Europa dei Popoli a confronto
La Giovane Italia incontra le rappresentanze giovanili del PPE.
Introduce: Carlo Fidanza, parlamentare Europeo e vice coordinatore nazionale Giovane Italia
Saluto: Marco Scurria, parlamentare europeo, Lara Comi, parlamentare europeo,
Licia Ronzulli, parlamentare europeo.
Modera: Carlo De Romanis, Segretario Generale YEPP
Conclusioni: Roberta Angelilli, vicepresidente Parlamento Europeo,
Andrea Ronchi, ministro per le Politiche comunitarie, e Franco Frattini, ministro degli Affari Esteri
ore 15.00
Caffè Novecento
Presentazione del libro “Stelle Danzanti” di Gabriele Marconi

ore 15.30
Scelta per amore
I nuovi italiani. La patria come scelta e l’integrazione possibile.

Si confrontano: Gianni Alemanno, sindaco di Roma, Flavio Zanonato, sindaco di Padova
Con le testimonianze di: Ferdy, vincitore del GF 2009,
Maruan Oussaifi, coordinatore nazionale Italiani di II generazione,
Vivian Pena, caporal maggiore 2° Reggimento Alpini,
Gaylson Silva Lopes, caporal maggiore Paracadutisti Folgore.
ore 17:00
Gli angeli di Borsellino
Giovani e legalità. Le ragioni ideali della lotta alla criminalità organizzata.

Si confrontano: Angelino Alfano, ministro della Giustizia,
Roberto Maroni, ministro dell’Interno, Fabio Granata, parlamentare
Con le testimonianze di: Raoul Bova, attore e produttore cinematografico,
don Luigi Merola, sacerdote ed attivista anticamorra,
Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia
ore 19.00
Saranno famosi
Guida pratica per la scoperta del talento e per l’affermazione del merito.

Si confrontano: Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi e critico d’arte,
Francesco Giavazzi, editorialista e docente di Politica economica,
Francesco Facchinetti, cantante e conduttore televisivo, Luca Telese, giornalista e scrittore
ore 20.30
Premio Atreju 2009
ore 21.30
Concerto
ENRICO RUGGERI





domenica 13 settembre 2009
ore 10:30

Il Pdl che vorrei
Provocazioni e proposte della Giovane Italia per il Popolo della Libertà

Partecipano:
Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl Senato,
Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl Camera

venerdì 28 agosto 2009

Nucleare? SI di Pietro Ferrari



Un nuovo bigottismo incombe sulla nostra società, ormai orfana di punti di riferimento assoluti, schiacciata dal sovraccarico di laicismi e relativismi vari. Il nuovo bigottismo ha un colore preciso, quello verde, preoccupato di non "alterare" i connotati della Dea Gaia, di quella Madre Natura che minaccia holliwoodianamente, cento catastrofi al giorno. L'argomento della degradazione pseudo-messianica del Sacro non rientra nel tema che voglio trattare, ma il ritorno ad una sorta di neo-paganesimo, monista e panteista, sembra l'ultimo vizietto ideologico di un Occidente che ha visto tutti i suoi Idoli andare in frantumi: la Scienza, il Progresso, la Storia, le Ideologìe e da ultimo il Denaro, nullificato nella truffa magica degli astrattismi finanziari. Nell'Era Ecologica, obamianamente apertasi nel novembre 2008, tornano dei tabù (per la verità soprattutto in Italia), che dovrebbero appartenere più all'escatologìa che alla tecnica propriamente detta. La "tecnofobia" pare accanirsi, al di là delle questioni bioetiche che qui esulano, nei confronti della scelta nuclearista riportata in Italia dal governo Berlusconi, con l'appoggio del partito di Casini e di sparuti gruppi nel PD. Non sono assolutamente contrario al nucleare.Quando non sarà più conveniente estrarre petrolio, il mondo intero subirà uno shock atroce perchè occorrerà trovare una fonte energetica altrettanto potente se non di più. Tralasciamo il problema immenso di COME riconvertire la vastissima gamma dei prodotti petrolchimici quando tale filiera non avrà più la sua fonte originaria...Basti pensare che la sola Cina, secondo autorevoli studi, tra 40 anni consumerà tutto il petrolio che OGGI viene estratto a livello mondiale. L'incalzante espansione delle nuove potenze (India, Cina, Brasile in primis) ha costretto il morente Occidente ad ipotecare qua e là i giacimenti che nel futuro potranno dare notevoli vantaggi competitivi e strategici nello scacchiere geopolitico. Lo stesso nobel Rubbia prima scettico ha dovuto ammettere che quella nucleare sarà necessariamente una delle alternative di approvigionamento energetico rispetto ai combustibili fossili. Il nucleare di quarta generazione sarà sfruttato da tutti i Paesi che vogliono restare competitivi a livello internazionale su diversi e strategici settori. Solo in Europa ci sono oltre DUECENTOCINQUANTA centrali nucleari e mi sembra pertanto debole l'argomento che vedrebbe un ridimensionamento di tale risorsa...in realtà i Paesi che GIA' hanno il nucleare non pensano affatto di farne a meno, ma di diversificare le fonti. Diversificare le fonti è come diversificare gli investimenti: non si rimane mai col cerino in mano perchè ci si prepara a sopperire le contingenze negative di qualche fattore rispetto ad altri. Cosa che è anche nel programma del governo per passare dall' 83% di dipendenza verso i combustibili fossili del nostro Paese, al 50%, lasciando un 25% al nucleare ed un altro 25% alle altre rinnovabili. Pertanto anche le altre rinnovabili saranno ampliate rispetto alla scelta miope ed antinazionale che al referendum del 1987 ci tolse una grande risorsa nella quale eravamo all'avanguardia mentre ai nostri confini brulicano centrali nucleari straniere. Così abbiamo avuto solo rischi senza vantaggi, anche se poi...(cosa RIDICOLA!!) abbiamo bisogno di ACQUISTARE energìa elettrica dalla Francia (che ce la fa ben pagare), prodotta col nucleare (!!!) in centrali che hanno avuto anche l'ENEL (!!!) come investitore!!! Se è giusto riconoscere all'Iran il diritto di ricerca nucleare per l'indipendenza energetica e la politica di potenza, quale sindrome di Tafazzi può indurci a negare tutto ciò alla nostra patria? Certo, la ricerca dell'uranio creerà nuovi monopoli ma varrebbe lo stesso discorso per i materiali dei pannelli fotovoltaici come rame, silicio, cadmio, anche difficili da smaltire con costi bassi e soggetti ad obsolescenza già dopo i primi dieci/quindici anni di uso, con conseguente fine di incentivi per lo scarso rendimento.La scelta di quello sciagurato ed emotivo referendum ci ha costretto a subire il ricatto petrolifero, il tallone del dollaro statunitense e le fluttuazioni delle quotazioni e sorprende che si sottovaluti così tanto quanto sia impattante per le famiglie italiane il dover pagare bollette energetiche il doppio più pesanti di quelle che pagano i francesi, per non parlare dei costi delle imprese che si riversano sui prezzi al consumo. Tale sudditanza potrebbe essere invertita se solo l'Unione Europea iniziasse lo "svezzamento" dell'euro, da moneta coloniale, a moneta alternativa nei pagamenti internazionali e come riserva monetaria. Strada, quella delle borse petrolifere desiderose di emanciparsi dal dollaro, che lo stesso Saddam Hussein aveva iniziato ad intraprendere, ancor prima di Ahmadinejad...Ma, comunque sia, la necessità di dotarsi di nuove fonti energetiche rimane cogente soprattutto per l'Italia.Enrico Fermi era italiano, il nucleare non è un'alternativa satanica ma una scelta opportuna ed un settore di ricerca al quale una nazione che abbia intenzione di rimanere tra i "G" del mondo, non può rinunciare.
Mai più nessuna Chernobyl si è verificata. Simbolo di un regime in putrescenza, vecchissima ed esplosa solo perchè fu tentato un esperimento rocambolesco, negato dalle autorità per una decina di giorni abbondanti. Tutto ciò appartiene al passato ma viene sfruttato goffamente come argomento principe antinuclearista. E l'idroelettrico? Perchè non ricordare ossessivamente il Vajont per togliere tutte le dighe in Italia? La prevedibilità di certi piccoli incidenti oggi e l'immediata risoluzione dei problemi conseguenti, dimostrano il contrario: cioè che le centrali nucleari sono essenzialmente sicure. L'Italia è l'unico Stato insieme all'Austria (per ovvii motivi geografici però) in Europa a non avere le centrali nucleari. Coerenza vorrebbe che non acquistassimo energìa elettrica dall'estero prodotta col nucleare per non fare la figura degli stolti. Totò, il funambolico "venditore" della Fontana di Trevi, avrebbe forse immaginato i tedeschi pagare i napoletani per lo smaltimento della mmùnnezza, o i francesi acquistare a prezzo decuplicato l'energìa elettrica dagli italiani, ma la storia recente, quella vera, gli avrebbe dato torto. A proposito, come si dice "acca nisciune è fesse" in lingua tedesca?

giovedì 13 agosto 2009

A destra nessuno sa raccontare la nuova destra di Angelo Mellone






Fonte: il giornale.it

Ha ragione Piero Ignazi: manca un libro che analizzi a fondo la storia, le idee, le organizzazioni e le tappe istituzionali della destra in Italia dal 1994 a oggi. Manca da più di dieci anni, dai tomi di Marco Tarchi, Dal Msi ad An (Mulino, 1997) e dello stesso Ignazi (Il polo escluso, Mulino 1998), dai contributi di Annalisa Terranova e Marco Di Troia sui movimenti giovanili, Planando sopra boschi di braccia tese e Fronte della gioventù (entrambi Settimo sigillo, 1996 e 2001), o dal volume (La destra allo specchio, Marsilio 2000) di Chiarini e Maraffi. Solo qualche reportage giornalistico come La fiamma e la celtica di Nicola Rao (Sperling&Kupfer 2007), qualche tentativo di teorizzazione o qualche pamphlet a tasso variabile di passione (Fabrizio Tatarella sul movimentismo giovanile, Cristina Di Giorgi sulla musica alternativa), cinismo o pressappochismo, è uscito.Inspiegabilmente, o forse no. È un enigma di tratto provincialistico: strano ma vero, quando quella che per comodità ha da definirsi destra politica, quando il partito smarrito che consuma il suo ruolo di alternativa sistemica dopo lo scoppio di tangentopoli e la riforma elettorale maggioritaria, quando questo partito, il Msi poi An, comincia a vincere, a essere forza di governo, a farsi oltre il perimetro della retorica a filiazione nostalgica, quando la destra vince la sua battaglia per la cittadinanza politica e culturale e ritorna a farsi senso comune, cultura popolare maggioritaria che catalizza identificazione in milioni di italiani postideologici, la destra allora diventa per magia isterica un oggetto meno epico, troppo urbano, meno catalogabile sotto la categoria scomoda e per questo entusiasmante dell’“anomalia”, e dunque quasi noioso, poco interessante.
Strano ma vero, il processo di normalizzazione democratica della destra fa guadagnare in voti e in legittimazione a governare ma spinge intellettuali e politologi a occuparsi di altro o a fabbricare giudizi preconcetti. Non è spiegabile per i cultori della scienza politica e del soft power secondo Joseph Nye (Leadership e potere, Laterza, 2009), declinazione moderna del concetto di egemonia culturale, quando è ancora tutto da spiegare l’impatto consistente della destra anni Novanta sull’immaginario collettivo, ben prima che Giulio Tremonti facesse teorizzazioni alter-global. Non è spiegabile neppure per quella pattuglia denutrita di giornalisti e intellettuali che, ciascuno a modo suo, s’è sempre mosso all’interno della destra intesa questa volta come milieu culturale, sociale e da ultimo politico (magari per distaccarsene da molto tempo, com’è il caso di Tarchi). Molti di essi, infatti, hanno costruito le loro grandi - a volte - o piccole - molto spesso - fortune editoriali proprio sulla volontà di sparare sul vecchio quartier generale, mentre chi prova a costruire ipotesi di nuova cultura politica viene accusato di complicità con una politica dissolutrice dei vecchi slanci ideali.
Anche a sinistra questo accade, ma in forma più complessa, dato il maggior potere di radicamento e interdizione che là detengono i residui dell’industria culturale. A destra, diciamola così, può esser data una lettura di, per lo più, tipo generazionale di questa infelice combinazione di disinteresse e disprezzo per le vicende politiche e culturali che partono dagli anni Novanta della seconda Repubblica. Alcuni esempi possono spiegare questo continuo alternarsi dei due registri della nostalgia e del risentimento. A destra, come a sinistra, nell’eterna riproposizione del mito reducista e dell’«ai tempi nostri», vige ancora il duplice principio della valenza morale del radicalismo politico e della superiorità etica della generazione degli anni Settanta: ciò che è venuto dopo è per forza di cose peggiore, contaminato con il “regime” che si voleva distruggere, quando forse si tratta solo della giovinezza che fu che stinge dalla memorialistica eroica alla semplice cronaca. È sintomatico, ad esempio, che in un libro come il recente Storia della destra di Adalberto Baldoni (Vallecchi, 2009), il Baldoni autore di un gran testamento generazionale come quel Noi rivoluzionari – prefazione straordinaria di Beppe Niccolai - che fece infuriare Almirante per il suo elogio del ’68, ebbene anche in Baldoni il pathos narrativo si arresta alle soglie del 1994 e cede il passo a una liquidazione piuttosto frettolosa di ciò che accade quando la destra, diremmo con Alessandro Caprettini, torna a veder le stelle. Lo spazio dedicato all’esame della dimensione aggregativa e musicale nelle esperienze giovanili o all’attività culturale si ferma agli anni ’80, salvo i rimandi bibliografici. I campi giovanili degni di menzione sono “solo” i tre campi Hobbit degli anni ’70, ed eventi significativi come i quattro Campobase degli anni ’90, che pure mobilitano migliaia di ragazzi, affrontando dibattiti a volte laceranti (memorabile quello sull’antiproibizionismo a Rocca Scalegna nel 1998) non trovano neppure la dignità di una citazione in nota, al pari della trasformazione del Fronte della Gioventù in Azione giovani. Stesso discorso per le riviste e gli istituti culturali (Area, che pure a fine anni ’90 supera la 10mila copie vendute, non è citata).

Un minoritarismo blindato ha fatto in modo che all’interno della medesima definizione di “cultura di destra” convivesse un po’ di tutto, storici, politologi, letterati, giornalisti, tradizionalisti e rivoluzionari, conservatori e futuristi, sinistri e destri. La seconda Repubblica ha permesso di superare questo eclettismo ideologico forzato: c’è chi recupera la vocazione antica, modernizzante, laica e nazionale della destra, e chi si costruisce l’immagine di un tradizionalismo a tinte reazionarie o persino antirisorgimentali che in Italia non è mai esistito in forme significative. Ad ogni modo, negli ultimi quindici anni l’immaginario di destra ha invaso il campo del costume e degli stili di vita, la cultura politica di destra ha trovato aria nuova e rinnovata sulle riviste, sui quotidiani, nelle iniziative editoriali, nei media elettronici, e persino nelle università. Eppure questo interessa poco. Sarà che si dà per assodato il paradigma dell’assorbimento, prima politico poi culturale poi antropologico, della destra nel berlusconismo. O sarà che qualche intellettuale, messo alla prova della trasformazione in politiche pubbliche delle sue teorizzazioni, fallisce e si ritrova a esser pretesto per Sandro Bondi quando scrive, a ragione, che la cultura «diventa inutile piagnisteo» se non è capace di farsi cultura politica. Conviene dar la colpa a qualcun altro o invocare la rovina del Tempo e della Storia. Nostalgia e risentimento. La nostalgia è quella per il tempo (per i cinquantenni, il tempo della gioventù) quando si stava meglio perché si stava peggio. Il risentimento per una speranza tradita è ciò che muove figure le più incomponibili come Marcello Veneziani, scultore in libri come La cultura della destra (Laterza, 2007) di un’idea immobile di destra che mai scende a patti con la modernità degenerata (eccezion fatta, guarda caso, per Berlusconi), o Pietrangelo Buttafuoco quando comunica sul Foglio di aver preso casa lontano dall’arena politica, o Stenio Solinas, critico feroce dell’evoluzione culturale di Gianfranco Fini. Tale evoluzione l’ha lodata invece un ex antipatizzante come Giuliano Ferrara: scherzo della sorte, alla sua corte sta Alessandro Giuli, il cui Il passo delle oche (Einaudi, 2007), se si scansano gli schizzi delle invettive, offre qualche spunto di interesse per comprendere come un impolitico osserva il processo di costituzionalizzazione della destra. Ma, ancora oggi, sono praticamente assenti le analisi di taglio comparativo sulla destra italiana e il contesto europeo. Ha ragione Ignazi: strano ma vero, è assente un volume rigoroso di analisi della mutazione della destra, culturale e politica, negli anni della seconda Repubblica, magari anche critico o supercritico, che racconti a fondo dimensioni decisive come il passaggio dall’alternativa al governo, la contaminazione con il berlusconismo, la dinamica dei processi culturali. Strano ma vero, non c’è.

martedì 11 agosto 2009

NASCE LA GIOVANE ITALIA, MOVIMENTO GIOVANILE DEL POPOLO DELLA LIBERTA'


Gli «under 30» del Pdl
Nasce la Giovane Italia. Meloni: niente quote

fonte: corriere.it 06 Agosto 2009


ROMA - Nasce la Giovane Italia, organizzazione giovanile del Pdl. «Non ci saranno quote», spiega la presidente temporanea Giorgia Meloni, già leader di Azione giovani. Gli otto membri del direttivo sono però spartiti a metà: quattro ex Forza Italia, quattro An. Il congresso del movimento sarà nel 2010. Il nome, scelto dopo un sondaggio su Internet, è lo stesso del movimento mazziniano ma anche di un' associazione di Stefania Craxi e dei giovani del Msi, il cui simbolo conteneva una fiamma. Ce l' avrà anche la Giovane Italia? Sarà deciso con concorso o sondaggio, ma nessuno spazio a ragionamenti nostalgici. Il debutto in occasione di Atreju 2009, dal 9 settembre: Berlusconi aprirà la manifestazione, tra gli ospiti Massimo D' Alema, in confronto con La Russa.