domenica 12 febbraio 2012

Emergenza neve a Roseto


"In questi giorni di estrema difficoltà -afferma Giovane Italia Roseto- per la nostra Città, dovuti all’emergenza neve,  Giovane Italia Roseto vuole ringraziare gli operai comunali, la Protezione Civile, le giacche Verdi, l’Associazione Nazionale dei Carabinieri, la Croce Rossa Italiana e tutti i volontari che sono impegnati, incessantemente e senza sosta, al servizio della collettività.
Da ieri, armati di pala ci sono anche i ragazzi della Federazione della Sinistra che si sono offerti come volontari “Quello compiuto della Federazione della Sinistra è un atto di amore nei confronti della nostra Città e dimostra come, nei momenti di difficoltà, i giovani diano l’esempio. Oggi stiamo scrivendo una pagina di buona politica”  il commento di Francesco Di Giuseppe, dirigente locale di Giovane Italia:  “Dai primi giorni  di maltempo i militanti di G.I. hanno impugnato le pale per liberare marciapiedi e strade da neve e ghiaccio, ci auspichiamo che questo spirito di collaborazione contagi anche chi stà sfruttando questa emergenza per creare sterili polemiche con l’amministrazione”


Ufficio Stampa

Giovane Italia Roseto

sabato 4 febbraio 2012

Rimbocchiamoci le maniche


Il Popolo della Libertà approfitti della “pausa della politica” per riflettere.

di Fabrizio Fornaciari

Ha ragione Tisci quando nella sua “Lettera aperta al centrodestra” ( pubblicata su plusultraweb.it lo scorso 23 gennaio n.d.r.) chiede al Popolo della Libertà di ascoltare quegli italiani che lavorano e che non sono rappresentati né da giornali e né da intellettuali per chiedere a Monti e al suo governo di cambiare le cose.
La mia riflessione parte non solo dalle proteste che stanno bloccando la nostra penisola, sulle quali Antonio si è già espresso e con la solita ottima capacità di analisi, ma sul ruolo del nostro partito dalla sua recente nascita fino a quando si è insediato il nuovo governo Monti e alle recenti proteste caratterizzate da un “vuoto” della politica.
Questo fatto nuovo, di Berlusconi e dell’intera politica che vengono “commissariati” dai tecnici, per molti costituisce la fine della Seconda Repubblica e deve favorire una importante riflessione all’interno del centrodestra.
Nel 2008 anno in cui Berlusconi vince le elezioni con il 46,8% appoggiato da Popolo della Libertà, Lega Nord e MPA, il centrodestra vive un momento di massimo consenso. Quell’ondata di consenso ci permetterà di riconquistare diverse regioni, province e città dove fino a qualche tempo prima non ci saremmo neanche sognati lontanamente di poter vincere.
Nonostante il grande entusiasmo del congresso fondativo del Popolo della Libertà celebratosi il 27 marzo 2009 dopo lo scioglimento di Alleanza Nazionale, Forza Italia, Democrazia cristiana per le autonomie e altri movimenti minori facesse ben sperare, le migliori intenzioni sono svanite nello spazio di poco tempo.
Poi è arrivata la crisi con Fini, lo scandalo del “bunga-bunga”, il ciclone giudiziario che si è innescato fino ad arrivare in ultimo alle agenzie internazionali di rating che hanno deciso, influenzando l’Europa, di voler disarcionare il Cav.
La sinistra di casa nostra, ormai global e, per dirla con Tremonti, totalmente mercatista, una volta affezionata a Gramsci, Togliatti, Berlinguer, alle feste dell’Unità e alle bandiere rosse invocava il “dio spread” e sosteneva  che una volta fatto fuori Berlusconi i mercati avrebbero ripreso fiducia e l’Italia sarebbe uscita dalla crisi. Così non è stato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Prima o poi si ritornerà alle urne e finalmente il popolo sovrano tornerà a decidere del proprio destino.
E proprio in vista delle prossime elezioni il centrodestra deve iniziare a operare una serie di profonde e importanti riflessioni.
Dal ’94 ad oggi il centrodestra, pur con assetti diversi e con alcuni interpreti che si sono alternati, ha governato per ben tre volte e ha vissuto una grande contraddizione: lo schieramento presieduto dal grande comunicatore, dal titolare di reti televisive, giornali e case editrici molte volte non è stato in grado di comunicare in maniera efficace i provvedimenti e le riforme approvate ed è stato ricordato più per le liti interne o per certe intemperanze della Lega che non per le leggi e le azioni realizzate nell’interesse del popolo italiano.
Altro grande paradosso di questi anni è stato quello di campare di rendita a livello locale per “l’effetto Berlusconi”: limitarsi ad aspettare il momento storico favorevole per salire al governo senza pensare invece a una strategia complessiva per recuperare metro per metro i quartieri, le città, le province e le regioni. Assente in molti casi dal mondo dell’associazionismo, delle cooperative sociali, delle categorie produttive, dei sindacati, persino delle parrocchie, il centrodestra ha lasciato intere praterie ai compagni che hanno così costituito un “para-stato” che spesso risulta decisivo per l’esito delle dispute elettorali. Non vi è stata, in questo senso, una strategia “gramsciana” per ribaltare questa situazione che in molti casi e in molti angoli della penisola è totalmente immutata anche laddove governiamo.
In tanti anni di governo si è fatto ben poco per scalfire l’egemonia culturale della sinistra nelle redazioni, nelle università, nel cinema, nel teatro. Filtra da questi contesti una certa cultura che più delle volte invece di suscitare emozioni e suggestioni alimenta in maniera scorretta la propaganda contro la solita destra rozza, razzista, fascista,ecc…
Di questo però, condivido una considerazione fatta da Marcello Veneziani sulle colonne de “Il Giornale”, il responsabile risponde al nome di Gianfranco Fini : non si poteva certo pretendere da Berlusconi, esperienza da imprenditore e lontano dalla vita delle sezioni e della militanza, che si preoccupasse di trasformare in leggi certe idee e proposte relegate per mezzo secolo all’opposizione. Berlusconi doveva mandare a casa la sinistra, il compito di innervare di contenuti lo schieramento di centrodestra era dell’erede di Almirante che si è dimenticato del presidenzialismo, della partecipazione degli operai alla gestione delle imprese, della sacralità della vita dal concepimento fino alla morte, della battaglia per la casa prima agli italiani, della memoria storica di generazioni e generazioni di militanti cresciuti sotto la fiaccola e la fiamma tricolore che con il loro impegno hanno scandito la vita della destra politica italiana ancor prima che divenisse forza di governo.
E così che i tatticismi prima, gli attacchi di “moderazione” e le abiure poi, la Tulliani e la casa di Montecarlo alla fine hanno impedito alla destra di frantumare quella egemonia a causa delle bizzarrie del suo ex-leader.
Altro grosso problema è stato l’assenza di un vero e proprio partito: è certo impensabile oggi nel 2012 riproporre un soggetto politico come i c.d. “partiti tradizionali”, però un partito radicato e pensante che si faccia carico delle istanze della società civile, al cui interno si possa discutere di tematiche serie e non riunirsi solo e soltanto al momento del rito della conta congressuale, penso rappresenti la soluzione auspicata da tutti coloro che augurano lunga vita al PDL e non si sono fatti sedurre da certe sirene “terzopoliste”. L’assenza del partito ha fatto sì che i suoi interpreti, gli eletti nelle istituzioni locali in primis, si ritrovassero il più delle volte catapultati nell’agone politico senza un minimo di formazione, senza sapere cosa fosse una delibera di un consiglio comunale e con grosse difficoltà a trasformare la volontà popolare in atti amministrativi concreti. La formazione è stata fino ad oggi a totale appannaggio delle varie fondazioni (l’abito buono delle correnti) in attesa, finora invano, che gli organi ufficiali del PDL muovessero un dito.
Se vogliamo essere veramente il “partito degli italiani” c’è bisogno di dare un senso più profondo alla nostra azione politica. Mi basterebbe che già una piccola parte del nostro partito e del nostro movimento giovanile iniziasse a porsi questi interrogativi e a comportarsi di conseguenza al fine di contagiare tutti gli altri.
Penso che, quella che definisco la mia “Comunità”, quel gruppo di giovani che si ritrova ogni estate, prima di riprendere l’attività sui territori, a discutere di problemi politici in un’atmosfera suggestiva e preferendo le tende alle comode stanze d’albergo da convention; mi rivolgo a tutti quei giovani della Comunità che si trovano oggi ad avere un ruolo nelle istituzioni e spesso all’interno di queste rappresentano la parte migliore del PDL proprio per aver frequentato quella palestra di vita rappresentata dal movimento giovanile; mi rivolgo ai nostri fratelli maggiori, che ci hanno indicato la rotta e che nonostante oggi siano parlamentari, consiglieri regionali o professionisti di successo conservano ancora una certa lucidità nella riflessione e nella elaborazione politica non ancora incrostata dai giochi di palazzo o dalla monotonia del quotidiano ( quelli di “Le radici e il progetto” do you remember revolution? n.d.r.), beh penso che, intanto da noi, questi grossi problemi debbano essere affrontati e capire innanzitutto cosa possiamo fare per provare a risolverli, come rimboccarci le maniche ed impiegare efficacemente le nostre energie per raggiungere l’obiettivo.
Un grosso dibattito, non è sufficiente qualche “tweet”, sui problemi di comunicazione, sulla necessità di un maggior radicamento meta-politico, sullo sforzo di arrivare al radicamento popolare dei valori della destra, sul ruolo del partito e sulla formazione dei militanti, dei quadri e degli eletti.
Arriverà prima o poi un dopo-Berlusconi e non ci si potrà più adagiare sugli allori. Non ci potremo più permettere di vedere buona parte degli italiani, appartenenti a categorie da sempre a noi vicine, portare avanti una protesta disperata che non trova ascolto nel Palazzo.
Per essere validi interlocutori della società civile c’è bisogno di un Popolo della Libertà rinnovato, che abbia a tutti i livelli e soprattutto nelle istituzioni, rappresentanti capaci di leggere i fenomeni sociali e rappresentare concretamente gli interessi della gente.
Se saremo in grado di affrontare queste riflessioni, anche a costo di qualche sacrificio, saremo pronti in vista delle prossime elezioni a riportare il primato della Politica sull’economia a salvaguardia dell’intero popolo italiano e contro quella finanza apolide che da sempre fronteggiamo a difesa della nostra Italia


martedì 29 novembre 2011

Sovranità al popolo,non alle banche!

“Sovranità al popolo non alle banche”. E’ la scritta che campeggia sullo striscione affisso dai militanti di Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, lungo la SS80, all'entrata della città di Teramo,subito dopo la nomina del nuovo governo Monti.

“Crediamo fermamente nella necessità di un primato della politica sull’economia. Purtroppo decenni di dissennate politiche finanziarie hanno fatto sì che il debito pubblico italiano lievitasse a dismisura rendendo il nostro paese schiavo dei signori dello spread – dichiara Carolina Varchi, dirigente nazionale di Giovane Italia -. Non festeggiamo la nascita di un governo non votato dagli italiani e, a differenza della sinistra, non vogliamo che Monti abbia carta bianca. Realizzati i provvedimenti necessari a rispettare il patto con l’Europa pretendiamo le elezioni perché gli italiani scelgano da chi farsi governare”.

L'iniziativa si è svolta in tutta Italia da Nord a Sud, a Milano i militanti hanno tenuto un presidio davanti alla sede di Goldman Sachs e a Roma è stato esposto uno striscione dinanzi al Quirinale.



domenica 9 ottobre 2011

Quelli sono "indignados"? Per piacere...

fonte:secoloditalia.it

articolo del 08/10/2011

Diamo voce agli studenti che non manifestano: sono maggioranza (non) silenziosa

di Désirée Ragazzi

A Roma in piazza c'erano
solo 2500 studenti, ma
hanno bloccato la città,
stazione Ostiense compresa
Ma c'è una maggioranza (non) silenziosa che ieri non era in piazza a protestare a fianco di Cgil, Cobas e Rifondazione: migliaia di studenti che, pur essendo preoccupati per i tagli alla scuola, si sono rifiutati di essere strumentalizzati e si sono dissociati dalle manifestazioni indette da alcune sigle studentesche insieme ai sindacati di base. Su di loro non c'è nessun riflettore acceso, nessuno li rincorre per strada per avere dichiarazioni ad effetto contro l'ultima finanziaria e contro il governo. Ma sono la maggioranza. «Non siamo scesi in piazza - dice Francesco Di Giuseppe, coordinatore nazionale di Avanguardia Studentesca - perché rifiutiamo ogni forma di strumentalizzazione del movimento studentesco. Riteniamo fuori luogo colorare le manifestazioni studentesche di bandiere rosse, appartenenti a partiti e sindacati dei professori, in quanto il legittimo disagio degli studenti non può essere utilizzato da soggetti esterni alla comunità studentesca. Non c'è stata la grande mobilitazione che tutti si aspettavano proprio perché gli studenti non vogliono essere usati come burattini. A causa anche di alcuni atti di vandalismo durante i cortei di Roma e Milano, si rischia di delegittimare l'intero movimento studentesco che in realtà rifiuta queste pratiche». Avanguardia Studentesca, il movimento degli studenti identitari protagonista in queste settimane di originali iniziative contro i tagli all'istruzione, come il blitz di giovedì nel quale sono state «sigillate» cento scuole con problemi di edilizia scolastica, annuncia per novembre una mobilitazione nazionale senza partiti e sindacati. «Scenderemo in piazza - spiega Di Giuseppe - in tutte le città italiane a fianco dei coordinamenti locali spontanei per lanciare la nostra piattaforma rivendicativa. Sarà una mobilitazione costruita dal basso e incentrata sulla "rivoluzione partecipativa", cioè una riforma degli organi collegiali che preveda una maggiore rappresentanza studentesca, e sull'esigenza di realizzare un piano nazionale dell'edilizia scolastica per risollevare le nostre scuole dal degrado in cui versano. Il ministro Gelmini - conclude - ha il dovere istituzionale e morale di ascoltare le nostre richieste, l'Italia è al penultimo posto della graduatoria europea per il rapporto tra il Pil e i fondi investiti sulla scuola, dopo di noi c'è solo la Slovacchia».
Assenti dalle piazze, ma non sono mancate le goliardate. A Roma alcuni militanti del Movimento studentesco nazionale hanno affisso a ponte Sublicio dove si svolgeva un corteo di protesta organizzato dall'Uds uno striscione: «Ma quali indignati? La solidarietà vince la crisi». «C'è qualcuno che sta tentando di utilizzare questo momento per riproporre anacronistiche lotte di classe - dichiarano Andrea Moi e Alessandro Rossi del Movimento studentesco nazionale - ci riferiamo a quelli che hanno tentato nuovamente di strumentalizzare il gravoso tema della crisi economica per dividere un popolo. È per questo motivo che abbiamo affisso il nostro striscione, per ribadire con forza che l'indignazione fine a se stessa in un momento storico come questo non serve, ma anzi ancor peggio se utilizzata a fini propagandistici lede alla nostra Nazione. Non c'era in quel corteo nessuna proposta, nessuna iniziativa, né tantomeno uno spirito costruttivo. Riteniamo che oggi più che mai sia necessario rispondere ai poteri forti dell'economia che tentano di imbalsamare il nostro sistema, non con un becero qualunquismo, ma con coesione e solidarietà, riscoprendo il valore profondo dell'adoperarsi gli uni per gli altri, fratelli per questa Italia». Per Michele Pigliucci, romano e dirigente nazionale di Giovane Italia, «si sta verificando una situazione paradossale, il sindacato difende gli interessi dei docenti ma per farli valere usa come grimaldello la protesta degli studenti. I tagli sono da condannare, ma provengono da chi negli ultimi anni ha pensato di poter utilizzare il "sistema scuola" come ammortizzatore sociale». Andrea Volpi, coordinatore nazionale di Azione Universitaria è critico nei confronti di chi ha protestato davanti al Miur a Roma. «Come ogni anno - sottolinea - è tornato puntuale il carnevale d'ottobre organizzato dalla sinistra studentesca e universitaria. Condito di vecchi slogan e pochissime idee la protesta si è distinta solamente per blocchi del traffico e danni alla città. Durante la sfilata ci si aspettava di più dagli "indignados" in salsa italica - aggiunge - che invece sono apparsi meno credibili e molto più fuori luogo forse perché più che indignati sono miseri attori prestati a una parte. Da tutto questo caos come al solito, non è uscita nessuna proposta, nessuna richiesta plausibile da poter essere considerata in tempi di crisi economica. Da parte sua Azione Universitaria continua a chiedere al ministro Gelmini di non farsi intimorire e di non fermarsi nel percorso che ha intrapreso. Pochi giorni fa - conclude Volpi - abbiamo appreso della boccata d'ossigeno rappresentata fai fondi per il Sud, eppure c'è chi si diverte a mettere in scena proteste fini a se stesse. Noi non ci stiamo e continueremo a batterci per scardinare quel sistema baronale che la sinistra, mascherata da paladina della giustizia, in realtà continua a proteggere».
Da Roma a Salerno. Anche qui sono in molti a disertare la piazza. Gianfranco Manco, dirigente nazionale del Movimento studentesco nazionale, ci tiene a sottolineare che il suo gruppo «non condivide questa impostazione della crisi. Le sinistre stanno strumentalizzando una folla di studenti che non ha sogni e ambizioni. Noi vogliamo consegnare alla nostra generazione una visione della scuola che sia capace di mettere insieme la tradizione con la modernità». «Vogliamo - sottolinea - che la scuola sia capace di unire le tre "i" - Internet, inglese e impresa - con l'italiano, l'identità e l'immaginazione. È vero quando dicono che non dobbiamo eesere noi a pagare la crisi, ma è altrettanto vero che dobbiamo individuare che la deve pagare e questo non si fa né con la rassegnazione, né con un approccio qualunquistico. Non stiamo in piazza perché dalla crisi si esce con la parola chiave "comunità"». Carolina Varchi è dirigente nazionale di Giovane Italia e responsabile di Rete Identitaria Plus Ultra, è laureata e vive a Palermo. «La situazione è grottesca - dice - c'è una minoranza di studenti intruppati e politicizzati dai professori e dai sindacati che scende in piazza. Ma la stragrande maggioranza degli studenti italiani è preoccupata per il degrado degli ambienti scolastici. Non solo, si è resa conto che sta pagando decenni e decenni di politica scellerata e suicida che i governi democristiani e di sinistra hanno posto in essere sull'istruzione. Noi siamo con loro». E Mauro La Mantia, presidente regionale in Sicilia di Giovane Italia, rincara la dose: «In piazza a Palermo c'erano bandiere rosse e sindacati di base e Rifondazione. Noi non ci scandalizziamo che gli studenti scendano in piazza, lo hanno sempre fatto. Ma la Gelmini dovrebbe essere più dialogante con gli studenti impedendo così alle sigle di sinistra di manipolarli a loro piacimento. A novembre ci sarà una grande manifestazione di studenti non di sinistra, sarà una sorta di rivendicazione del nostro mondo»

martedì 27 settembre 2011

NO ALLE CLASSI POLLAIO


Blitz di Avanguardia Studentesca davanti alle scuole di 11 città, per protestare contro il sovraffollamento delle classi.



Flash mob goliardico questa mattina davanti le scuole di undici città italiane organizzato da Avanguardia Studentesca, il nuovo movimento degli studenti identitari, contro il sovraffollamento delle classi. All’entrata ed all’uscita delle lezioni i militanti di AS hanno piazzato davanti le scuole dei polli nelle gabbie, volantinando ed esponendo striscioni con la scritta “No alle classi pollaio”.

Alla protesta ha partecipato anche AS Teramo,che questa mattina presso l’ingresso dell'I.T.C.G. "Vincenzo Moretti" ,di Roseto degli Abruzzi,prima del suono della campanella ha organizzato un sit in di protesta, volantinando insieme a dei polli rinchiusi in delle gabbie, contro i tagli operati dalla finanziaria che colpiscono in modo pesante la scuola. Infatti con la riduzione del personale docente le classi dovranno essere accorpate creando non pochi disagi. Un’iniziativa fortemente goliardica che pone quindi l’attenzione sul fenomeno delle “classi pollaio”.

“Secondo la sentenza del Consiglio di Stato del 15 giugno 2011 – afferma il responsabile provinciale di Avanguardia Studentesca, Matteo Merlitti – le classi non possono superare il numero di 25 studenti. Da un’indagine dello stesso Ministero dell’Istruzione documenta che oltre 2 mila classi in Italia superano il tetto dei 30 alunni: circa 63 mila studenti sono trattati come polli da batteria. Oltre al problema delle classi pollaio a rendere drammatica la situazione della scuola italiana sono anche i tagli effettuati alle ore di laboratorio. Con la carenza di fondi i nostri Istituti tecnici e professionali sono costretti a tener chiusi i laboratori, non consentendoci un adeguata preparazione al mondo del lavoro, noi che dovremmo essere la generazione del futuro vediamo sbarrate le porte del mercato. Siamo consci del momento di difficoltà che sta attraversando il nostro Paese e l’Europa intera, ma i tagli non possono essere fatti sulla scuola, sulla cultura e quindi su ciò che rappresenta il futuro dell’Italia”.

"E' intollerabile - dichiara Francesco Di Giuseppe, coordinatore nazionale di As - che un numero cosi' alto di studenti debba studiare in ambiente non idonei. Per realizzare la scuola del merito e della qualita', per usare le stesse parole del Ministro Gelmini, e' indispensabile avere scuole degne di questo nome."

Avanguardia Studentesca continuerà ad essere presente nelle scuole con iniziative volte a tutelare i diritti e gli interessi degli studenti.

Il sito da oggi on-line: http://www.avanguardiastudentesca.it/


Giovane Italia Roseto

giovedì 22 settembre 2011

SE CON L’ANTIPOLITICA MUORE LA “DEMOCRAZIA”

di Luca De Netto*


Esiste un unico filo rosso che lega lo sdegno contro i c.d. costi della politica, la crisi economica, le posizioni antigovernative delle opposizioni, le richieste di abolire diversi enti, le indagini politicizzate di certa magistratura militante, le sirene delle privatizzazioni.

Esso colpisce al cuore la politica, dipinta, nell’immaginario collettivo, come una sorta di comitato di incoscienti, privilegiati, intoccabili, inquisiti.

Un’atmosfera del genere gli italiani l’hanno già respirata nel 1992, con l’aprirsi di Tangentopoli ed il crollo, conseguente, della Prima Repubblica.

Anche allora, la magistratura da un lato, e la speculazione finanziaria internazionale dall’altro, fecero fronte comune per cancellare un’intera classe dirigente e fare spazio a qualcos’altro.

Il progetto, come sappiamo, fu fermato dagli italiani, che si riconobbero nelle nuove formazioni del centrodestra che, allora, rappresentavano il cambiamento ed una generazione nuova, spesso composta da giovani, che si prestava al servizio della cosa pubblica.

Ma oggi, le cose stanno diversamente: è fuor di dubbio che tutte le forze politiche attuali non riescano più a creare, se non entusiasmo, almeno un minimo di fiducia nell’elettorato, sempre più propenso ad astenersi o peggio a rincorrere le chimere dell’antipolitica.

La stampa, che fa opinione, non può – proprio come nel ’92 - che andare giù, contro questi privilegiati incapaci, e chiedere interventi per abolire enti e centri decisionali piccoli.

A ragione Marcello de Angelis, direttore del Secolo d’Italia, indica nell’abolizione del sistema democratico parlamentare la conseguenza possibile di questa escalation, di cui l’antiberlusconismo rappresenta un tassello importante. Come dire che per una sorta di legge del contrappasso, più si attacca in questa fase Berlusconi ed il Governo, più la democrazia è a rischio, perché oggi soltanto l’Esecutivo sarebbe rimasto l’unico presidio in grado di tutelare quella poca sovranità rimasta al nostro Paese.

Ora, sia chiaro che il pensiero conservatore, a cui la destra dovrebbe riferirsi nonostante spesso abbia preferito utilizzare aggettivi meno impegnativi e più edulcorati – quale ad esempio quello di moderato - , non è mai stato un grande sostenitore della democrazia parlamentare.

Anzi, molto spesso esso si è posto criticamente nei confronti di un sistema politico che dovrebbe essere soltanto uno degli assetti possibili, e non invece un valore intoccabile.

Del resto, è sempre stata questa la linea del pensiero “occidentale”, che, sin dai primi filosofi greci, ha delineato come valori la libertà ed il bene comune, lasciando alla libera discussione e sperimentazione le diverse forme di governo in grado di realizzare e tutelare quei valori.

Ecco che quindi la scomparsa del parlamentarismo, se dovesse mai realizzarsi, non dovrebbe creare drammi in sé, perché quello che va difeso, a spada tratta e con tutta la forza possibile, è la partecipazione popolare, la conduzione della cosa pubblica su decisione del Popolo sovrano.

Fin dall’antica Roma, è infatti il Popolo il detentore dell’imperium, che, a seconda dei casi, viene esercitato o direttamente, o concesso ai Consoli, al Rex, al Princeps.

Ed è chiaro che la partecipazione popolare si realizza solo se si recupera la Politica, se si torna a parlare di temi e di contenuti, se finalmente si riesce a selezionare una classe dirigente per meriti e competenze, se chi amministra realizza davvero il bene comune.

L’antipolitica, cioè, si sconfigge con la Politica autentica, spiegando alla gente che cioè fa schifo - quando lo fa, e spesso lo fa - non è la Politica, ma semmai determinati politici che inseguono solo il proprio tornaconto.

E va ribadito che scagliarsi contro una casta di incapaci, non può affatto bastare, se non si prende in mano la situazione partecipando alla cosa pubblica direttamente, per mezzo di comitati, associazioni, circoli, movimenti, partiti.

Comprendendo, tutti, quando è il momento di fare opposizione, e quando, invece, l'interesse nazionale chiede che un Governo, sia esso di destra, di centro o di sinistra, sia sostenuto almeno il giusto per porre un argine agli attacchi speculativi o per affrontare gravi emergenze.

Altrimenti, fatti fuori i politici, e con essi il parlamentarismo democratico, eliminati gli enti ancora controllabili e vicini al cittadino, privatizzati i beni dello Stato, e lasciato ogni potere decisionale alla finanza, alla magistratura, alla stampa, termina anche la libertà, che coincide, come insegnava Gaber, con la partecipazione.

Ed allora, ci ritroveremmo, di fatto, ad essere cittadini di uno Stato commissariato dalla banche, dalle procure, o dai giornali, senza che il popolo sovrano possa più incidere e dire nulla.

Salvo l’avvento di un dictator rei gerendae causa o peggio ad un dictator rei publicae constituendae causa, come accadeva a Roma in situazioni di emergenza e di destabilizzazione completa.

Con il rischio che, non essendoci più i cogenti vincoli del diritto romano (secondo il quale compiuta l’opera di rinnovamento della Res Publica, il Dictator riaffidava il potere alle magistrature ordinarie o si ritirava a vita privata), si rivedano i macabri gesti di Piazzale Loreto.

Vale la pena correre il rischio? Vale la pena gettare via il bambino e l’acqua sporca, ossia la Politica insieme ai politici? Meglio, quindi, partecipare, discutere, dibattere. Per il bene della libertà e per il diritto-dovere del Popolo di condurre i destini della Patria.

* Dirigente Provinciale PDL Brindisi


martedì 13 settembre 2011

GIOVANE ITALIA ROSETO AD ATREJU 2011




Roseto degli Abruzzi, lì 12/09/2011


Alla c.a. organi di informazione

OGGETTO : COMUNICATO STAMPA

Con gentile richiesta di pubblicazione



Si è conclusa domenica scorsa a Roma, Atreju 2011, la Festa Nazionale della Giovane Italia, movimento giovanile del Popolo della Libertà, alla quale hanno partecipato giovani provenienti da tutta Italia tra cui una decina di militanti di Roseto degli Abruzzi.

La manifestazione organizzata da Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù e Presidente del movimento giovanile del Pdl, giunta alla 13° edizione, anche quest’anno è stata il palcoscenico della politica italiana con la presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi, ministri, i Sindaci di Roma e Milano e vari rappresentanti della politica italiana sia di centrodestra che di centrosinistra.

Sono stati tanti gli argomenti dibattuti durante i cinque giorni di manifestazione, tra cui il lavoro, il diritto alla vita, la cultura, la geopolitica, le energie rinnovabili, l’ambiente, ma il tema principale è presente nel titolo della manifestazione stessa “Fate Largo all’Italia che Avanza”, questa la richiesta che viene dal mondo giovanile del centro-destra: più organizzazione, più partecipazione, più meritocrazia.

“Atreju” si è concluso con l’intervento del segretario nazionale del Popolo della Libertà, Angelino Alfano che insieme a Giorgia Meloni si è confrontato con i ragazzi della Giovane Italia.

Il Ministro Meloni ha introdotto l’intervento di Alfano illustrando le grandi problematiche con le quali si confronta ogni giorno il mondo giovanile, l’accesso al mondo del lavoro, il distacco dalla politica, le problematiche di scuola e università e in merito al risanamento del debito pubblico, tema centrale nell’agenda politica di questi giorni, ha sottolineato che “non possono essere i ragazzi a pagare i privilegi di cui hanno usufruito le passate generazioni”.

Dello stesso parere il segretario Alfano "Pensioni, giovani e casa” questi sono i temi che il governo, e il partito, dovrebbero affrontare, puntando su alcune "parole chiave del nuovo inizio" come "casa e figli". In merito a temi come pensioni e debito pubblico ha aggiunto “C'è un peso sulle generazioni future fortemente ingiusto e bisognerà lavorare su questo nei prossimi anni perchè non possiamo chiedere a una generazione di lavorare fino a 80 anni perchè quella precedente ha lavorato fino a 40". Inoltre Alfano ha approfittato dell’appuntamento per tracciare la rotta per il nuovo assetto organizzativo del partito e le prossime iniziative da realizzare.

“Sicuramente un segretario così giovane e capace è la giusta guida per il nostro partito e il giusto riferimento per il nostro movimento giovanile” questo il commento dei ragazzi della Giovane Italia di Roseto “siamo molto fiduciosi e saremo al fianco di Alfano nella ricostruzione di un partito e di un movimento giovanile basato sulla meritocrazia e sulla partecipazione a partire dalla nostra città e dal nostro territorio provinciale”



Ufficio stampa

Giovane Italia

Roseto degli Abruzzi