venerdì 29 gennaio 2010

MEMORIAL GIOVANNI GIUNCO: ASSEGNATE LE ROSE D'ORO A BERTOLASO, CROCE ROSSA E VIGILI DEL FUOCO


Giovanni Giunco: il Presidente di Luca Maggitti

fonte: roseto.com


“E’ Giunco che parla”. Asciutto e deciso, questo era il saluto telefonico di Giovanni Giunco: “il Presidente” del basket rosetano. Un uomo da ricordare con cura, visto che si parla di un pioniere, un innovatore nel mondo dello sport, di cui ha scritto pagine di storia.

Giunco, nato a Campli il 7 dicembre 1923, divenne rosetano fin dai tempi delle scuole elementari. Il basket, prima giocato e poi sponsorizzato e diretto, fu la sua grande passione insieme al ciclismo (portò lui per la prima volta i ciclisti russi nel circuito professionistico).

Uomo di fiducia del Cavalier Borghi in Lombardia e del Commendator Scibilia in Abruzzo, Giovanni Giunco aveva appese alle pareti di casa sia la Stella d’Oro del CONI sia quella del CIO: nessun uomo di sport può aspirare a riconoscimenti più elevati sia a livello italiano sia a livello mondiale.

Per i giovani, Giunco è figura del passato difficile da conoscere, ma per chi lo ha frequentato, è figura nitida e netta. Come per Giampiero Porzio, lanciato in panchina da Giunco nella stagione 1976-1977, con il Roseto Basket in Serie B. Porzio, oggi oncologo, esordì da capo allenatore a Livorno, alla vigilia del suo 21° compleanno e ricorda: “Nei rientri dalle trasferte, stare vicino a Giovanni era una fortuna, perché potevi sentirti raccontare, da un protagonista vero, di quella volta in cui Fausto Coppi vinse il tappone dolomitico conquistando la maglia rosa o di decine di aneddoti di pallacanestro. Ma poteva anche starci la riflessione sulla guerra e sull’Italia divisa, quando lui scelse per coerenza la Repubblica di Salò e la Decima MAS, dove incontrò volontari come Walter Chiari, Marco Ferreri, Giorgio Albertazzi e – soprattutto – Nico Messina, allenatore di basket con il quale strinse una grande amicizia e divise la prigione dei giorni successivi alla liberazione”.

Uomo dalla vita piena, Giovanni Giunco, tessuta di grandi silenzi e di sguardi profondi, lanciati con fierezza dagli occhi che spuntavano dal bavero alzato del cappotto, mentre scendeva dalla sua Passat targata Como, di mattina presto – negli anni ’90 – a fare colazione al Caffè Liliana, prima di andare ad “aprire bottega” nel suo ufficio al palasport, che oggi è intitolato ad una sua scoperta: Remo Maggetti. Giovanni Giunco è stato l’uomo in grado di tenere accesa la fiammella del basket rosetano quando nessuno ci credeva più.

Per tante stagioni ha sofferto nelle serie minori fino all’ultimo “risorgimento cestistico rosetano”, iniziato nella stagione 1995/1996, in Serie C1, quando il suo Roseto Basket Lido delle Rose, guidato in panchina da coach Gabri Di Bonaventura e fatto volare dai canestri di Marco Verrigni, vinse il campionato battendo in finale Lugo di Romagna in un palasport pieno come un uovo. Nella stagione 1997/1998, dopo un anno di B2 e il ripescaggio per meriti sportivi in B1, Giunco ebbe l’intuizione di chiamare a Roseto Michele Martinelli, già patron del basket aquilano. Due persone molto diverse, due caratteri forti che durarono insieme una sola stagione, ma produssero qualcosa di storico: vittoria del Campionato di B1 e della Coppa Italia di Lega con Tony Trullo in panchina e Bonaccorsi a lanciare bombe. Finita quella meravigliosa stagione, Giunco si ritirò e continuò a seguire da fuori il basket rosetano e il movimento sportivo in generale.

Scrisse le sue riflessioni per il magazine “Qui Roseto” e continuò a regalare i suoi ricordi ad alcuni giornalisti che ebbero la fortuna di intervistarlo, nella sua casa a due passi dalla Villa Comunale, dove abitava con la compagna Minette. Sofferente per alcuni acciacchi, subì una delicata operazione dalla quale si riprese, ricevendo il prestigioso riconoscimento del CIO e rilasciando la sua ultima intervista approfondita a febbraio, prima di spegnersi il 27 marzo 2002. Se ne andò chiudendo l’era del mecenatismo nello sport, con una cravatta blu impressa di tanti palloni da basket dorati.

Coach Gabri Di Bonaventura disse: “Con Giunco scompare la figura del Presidente capace di stare vicino alla squadra come un padre di famiglia. Un uomo insostituibile”. Tony Trullo commentò commosso: “Giovanni significa 50 anni di basket. Devo a lui molto, perchè mi scelse nell'anno in cui vincemmo la B1. Senza Giunco oggi a Roseto il basket non ci sarebbe”. Claudio Bonaccorsi – che ama ricordare sempre come fu felice di pagare una multa comminatagli da Giunco – ricordò: “Giovanni non era ‘un’ presidente, era ‘il’ Presidente. Un uomo di sport con una marcia in più, che ha sempre messo i valori umani al primo posto. Una perdita incolmabile sia per Roseto sia per il basket”.

La chiesetta della SS. Assunta non bastò per i suoi funerali. Quando il feretro uscì, l'ultima carezza gliela regalò Saul Angelini D'Andrea, declamando un'ode a lui dedicata.

Una delle persone più importanti e vincenti del basket italiano, Valerio Bianchini, a Roseto per lavorare con la squadra di basket in quel periodo, disse di lui: “Paragonerei Giovanni Giunco al venditore di sidro descritto da Edgar Lee Masters nell'Antologia di Spoon River: un uomo che faceva felici i ragazzi vendendo il sidro, il succo delle mele che amorevolmente coltivava. Il venditore di sidro, parlando della sua morte, diceva: ‘Non seppellitemi sotto i cipressi o i sempreverdi che non danno frutti. Voglio essere seppellito sotto il melo, affinché il mio corpo dia nutrimento alle radici, il melo produca mele sempre più rosse e dalle mele esca ancora il sidro per fare felici i ragazzi’. Mi piace ricordare così Giovanni, uomo saggio che aveva voglia di continuare a lavorare per un basket in crescita. I suoi appunti sono le succose mele che mi lascia e che sono patrimonio di tutto il basket”.

Qualche anno dopo, nel 2005, nella sua tesi per il master di primo livello in diritto ed economia dello sport nell’unione europea, parlando di Giunco il rosetano Nicola Vannucci scrisse: “Ha cercato di essere non di apparire, un innovatore contrario al professionismo sfrenato ed esagerato: un professionismo senza sbocchi divoratore di risorse umane ed economiche, il suo occhio guardava dove altri occhi non arrivavano (o non avevano interesse ad arrivare)”. E ancora: “Forse proprio il suo modo di lavorare lungimirante e innovativo lo portarono ad essere un dirigente all’avanguardia ma con dei principi morali e un’etica sportiva che lo allontanavano dallo stereotipo del classico dirigente”.

Tutto questo – e molto, molto altro – è stato Giovanni Giunco, che chiuse la sua ultima intervista dicendo: “Riempite quei posti vuoti al palazzetto. E’ necessario per la vita stessa della pallacanestro a Roseto”.


8° MEMORIAL GIOVANNI GIUNCO E ULTIMA INTERVISTA

Giovedì 28 Gennaio 2010, all’Hotel Bellavista, si terrà l’8° Memorial Giovanni Giunco, organizzato da Vittorio Fossataro con la Eventi Roseto. Quest’anno le rose d’oro sono state assegnate non a campioni dello sport o a giornalisti sportivi, bensì – ricordando la tragedia del terremoto di L’Aquila – a Guido Bertolaso (Capo della Protezione Civile), alla Croce Rossa Italiana e al Corpo dei Vigili de Fuoco.

L’ultima intervista video di Giovanni Giunco, datata febbraio 2002 e divisa in 4 parti, è visibile in internet, su YouTube, all’indirizzo

Roseto degli Abruzzi (TE)
Giovedì, 28 Gennaio 2010 - Ore 00:30


“E’ Giunco che parla”. Asciutto e deciso, questo era il saluto telefonico di Giovanni Giunco: “il Presidente” del basket rosetano. Un uomo da ricordare con cura, visto che si parla di un pioniere, un innovatore nel mondo dello sport, di cui ha scritto pagine di storia.

Giunco, nato a Campli il 7 dicembre 1923, divenne rosetano fin dai tempi delle scuole elementari. Il basket, prima giocato e poi sponsorizzato e diretto, fu la sua grande passione insieme al ciclismo (portò lui per la prima volta i ciclisti russi nel circuito professionistico).

Uomo di fiducia del Cavalier Borghi in Lombardia e del Commendator Scibilia in Abruzzo, Giovanni Giunco aveva appese alle pareti di casa sia la Stella d’Oro del CONI sia quella del CIO: nessun uomo di sport può aspirare a riconoscimenti più elevati sia a livello italiano sia a livello mondiale.

Per i giovani, Giunco è figura del passato difficile da conoscere, ma per chi lo ha frequentato, è figura nitida e netta. Come per Giampiero Porzio, lanciato in panchina da Giunco nella stagione 1976-1977, con il Roseto Basket in Serie B. Porzio, oggi oncologo, esordì da capo allenatore a Livorno, alla vigilia del suo 21° compleanno e ricorda: “Nei rientri dalle trasferte, stare vicino a Giovanni era una fortuna, perché potevi sentirti raccontare, da un protagonista vero, di quella volta in cui Fausto Coppi vinse il tappone dolomitico conquistando la maglia rosa o di decine di aneddoti di pallacanestro. Ma poteva anche starci la riflessione sulla guerra e sull’Italia divisa, quando lui scelse per coerenza la Repubblica di Salò e la Decima MAS, dove incontrò volontari come Walter Chiari, Marco Ferreri, Giorgio Albertazzi e – soprattutto – Nico Messina, allenatore di basket con il quale strinse una grande amicizia e divise la prigione dei giorni successivi alla liberazione”.

Uomo dalla vita piena, Giovanni Giunco, tessuta di grandi silenzi e di sguardi profondi, lanciati con fierezza dagli occhi che spuntavano dal bavero alzato del cappotto, mentre scendeva dalla sua Passat targata Como, di mattina presto – negli anni ’90 – a fare colazione al Caffè Liliana, prima di andare ad “aprire bottega” nel suo ufficio al palasport, che oggi è intitolato ad una sua scoperta: Remo Maggetti. Giovanni Giunco è stato l’uomo in grado di tenere accesa la fiammella del basket rosetano quando nessuno ci credeva più.

Per tante stagioni ha sofferto nelle serie minori fino all’ultimo “risorgimento cestistico rosetano”, iniziato nella stagione 1995/1996, in Serie C1, quando il suo Roseto Basket Lido delle Rose, guidato in panchina da coach Gabri Di Bonaventura e fatto volare dai canestri di Marco Verrigni, vinse il campionato battendo in finale Lugo di Romagna in un palasport pieno come un uovo. Nella stagione 1997/1998, dopo un anno di B2 e il ripescaggio per meriti sportivi in B1, Giunco ebbe l’intuizione di chiamare a Roseto Michele Martinelli, già patron del basket aquilano. Due persone molto diverse, due caratteri forti che durarono insieme una sola stagione, ma produssero qualcosa di storico: vittoria del Campionato di B1 e della Coppa Italia di Lega con Tony Trullo in panchina e Bonaccorsi a lanciare bombe. Finita quella meravigliosa stagione, Giunco si ritirò e continuò a seguire da fuori il basket rosetano e il movimento sportivo in generale.

Scrisse le sue riflessioni per il magazine “Qui Roseto” e continuò a regalare i suoi ricordi ad alcuni giornalisti che ebbero la fortuna di intervistarlo, nella sua casa a due passi dalla Villa Comunale, dove abitava con la compagna Minette. Sofferente per alcuni acciacchi, subì una delicata operazione dalla quale si riprese, ricevendo il prestigioso riconoscimento del CIO e rilasciando la sua ultima intervista approfondita a febbraio, prima di spegnersi il 27 marzo 2002. Se ne andò chiudendo l’era del mecenatismo nello sport, con una cravatta blu impressa di tanti palloni da basket dorati.

Coach Gabri Di Bonaventura disse: “Con Giunco scompare la figura del Presidente capace di stare vicino alla squadra come un padre di famiglia. Un uomo insostituibile”. Tony Trullo commentò commosso: “Giovanni significa 50 anni di basket. Devo a lui molto, perchè mi scelse nell'anno in cui vincemmo la B1. Senza Giunco oggi a Roseto il basket non ci sarebbe”. Claudio Bonaccorsi – che ama ricordare sempre come fu felice di pagare una multa comminatagli da Giunco – ricordò: “Giovanni non era ‘un’ presidente, era ‘il’ Presidente. Un uomo di sport con una marcia in più, che ha sempre messo i valori umani al primo posto. Una perdita incolmabile sia per Roseto sia per il basket”.

La chiesetta della SS. Assunta non bastò per i suoi funerali. Quando il feretro uscì, l'ultima carezza gliela regalò Saul Angelini D'Andrea, declamando un'ode a lui dedicata.

Una delle persone più importanti e vincenti del basket italiano, Valerio Bianchini, a Roseto per lavorare con la squadra di basket in quel periodo, disse di lui: “Paragonerei Giovanni Giunco al venditore di sidro descritto da Edgar Lee Masters nell'Antologia di Spoon River: un uomo che faceva felici i ragazzi vendendo il sidro, il succo delle mele che amorevolmente coltivava. Il venditore di sidro, parlando della sua morte, diceva: ‘Non seppellitemi sotto i cipressi o i sempreverdi che non danno frutti. Voglio essere seppellito sotto il melo, affinché il mio corpo dia nutrimento alle radici, il melo produca mele sempre più rosse e dalle mele esca ancora il sidro per fare felici i ragazzi’. Mi piace ricordare così Giovanni, uomo saggio che aveva voglia di continuare a lavorare per un basket in crescita. I suoi appunti sono le succose mele che mi lascia e che sono patrimonio di tutto il basket”.

Qualche anno dopo, nel 2005, nella sua tesi per il master di primo livello in diritto ed economia dello sport nell’unione europea, parlando di Giunco il rosetano Nicola Vannucci scrisse: “Ha cercato di essere non di apparire, un innovatore contrario al professionismo sfrenato ed esagerato: un professionismo senza sbocchi divoratore di risorse umane ed economiche, il suo occhio guardava dove altri occhi non arrivavano (o non avevano interesse ad arrivare)”. E ancora: “Forse proprio il suo modo di lavorare lungimirante e innovativo lo portarono ad essere un dirigente all’avanguardia ma con dei principi morali e un’etica sportiva che lo allontanavano dallo stereotipo del classico dirigente”.

Tutto questo – e molto, molto altro – è stato Giovanni Giunco, che chiuse la sua ultima intervista dicendo: “Riempite quei posti vuoti al palazzetto. E’ necessario per la vita stessa della pallacanestro a Roseto”.


8° MEMORIAL GIOVANNI GIUNCO E ULTIMA INTERVISTA

Giovedì 28 Gennaio 2010, all’Hotel Bellavista, si terrà l’8° Memorial Giovanni Giunco, organizzato da Vittorio Fossataro con la Eventi Roseto. Quest’anno le rose d’oro sono state assegnate non a campioni dello sport o a giornalisti sportivi, bensì – ricordando la tragedia del terremoto di L’Aquila – a Guido Bertolaso (Capo della Protezione Civile), alla Croce Rossa Italiana e al Corpo dei Vigili de Fuoco.

L’ultima intervista video di Giovanni Giunco, datata febbraio 2002 e divisa in 4 parti, è visibile in internet su YouTube.







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